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  Parco con 1.463 varietà di patate
18/01/2015

In Perù esiste un parco dove si trovano 1.463 varietà di patate. Si tratta del parco della patata andina, che sorge in una valle isolata nella regione di Cusco, dove sei comunità di etnia Quechua hanno deciso di condividere le loro terre e hanno messo al centro dei loro piani di sviluppo le tipologie locali di patata. Il progetto beneficia di un contributo di 50 mila dollari (37 mila euro), erogati nell'ambito del trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l'alimentazione e l'agricoltura.

L'obiettivo di questo organismo è duplice: da un lato, assicurare le risorse alle comunità indebolite dal cambiamento climatico e, dall'altro, dar vita a un'area di protezione della biodiversità. All'interno dell'area gli agricoltori coltivano la maggior parte delle 1.463 varietà di patate locali, metà delle quali è sempre stata prodotta sul posto. Le 410 che erano scomparse sono state reintrodotte dal Centro internazionale della patata, un istituto di ricerca con sede a Lima.

Altre ancora sono state scambiate con altre comunità di villaggi. La coltura del tubero avviene spesso in condizioni proibitive, su terreni ripidi e rocciosi fino a 4.500 metri di altezza. Alejandro Argumedo, direttore dell'Associazione per la natura e lo sviluppo sostenibile (Andes), che segue il progetto dal 1997, anno del suo lancio, spiega che in un quarto di secolo le colture hanno guadagnato 300 metri in altitudine a causa del cambiamento climatico.

Le temperature crescono e questo crea ostacoli, così come il fato che le piogge durano sempre più, accorciando il periodo di coltivazione. Al parco si cerca di conciliare i metodi di lavoro tradizionali con quelli moderni nel rispetto del Sumaq Kausay, il principio Quechua del benessere, che poggia su un equilibrio tra i bisogni umani, gli elementi spirituali e la natura. Vi si pratica l'ecoturismo, si fanno vivere le tradizioni culinarie, vengono proposti cosmetici realizzati a partire dalla patata, si classificano accuratamente le varietà coltivate.

Elisabetta Iovine